lunedì 1 dicembre 2008

Grazie Leo,bimbo di 6 mesi, forse mi hai aperto gli occhi



Quello che può passare tra un abbraccio di un bambino innocente e la mente di un uomo è qualcosa di straordinario e inspiegabile.
Un’intesa,una sintonia, una completa trasformazione l’uno nell’altra.
E come per incanto ti ritrovi a pensare ai veri valori della vita, a questo grande e irripetibile percorso che è la vita. Hai sempre vissuto dando priorità, costruendoti delle priorità.
Hai voluto, forse per la consapevolezza della tua debolezza, costruirti delle priorità. Hai voluto mascherare il vero nettare della vita, la vera bellezza del vivere quotidiano. Ti sei fatto ammaliare dalla necessità e dal desiderio di rivincita nei confronti della vita e dal desiderio di fare e trasmettere del bene.
Poi ti fermi a pensare, ragioni, valuti e nei confronti di una vita che sembra impeccabile, tanti amici, una fidanzata straordinaria, una famiglia calda,avvolgente e che ti ha insegnato a sacrificarti per il vivere quotidiano.
Hai certezze, molte certezze, tante certezze. Sai cosa vuoi dalla tua vita e ti sembra quasi di avere ben presente il percorso che devi affrontare.
Poi arriva quel bimbo,quell’abbraccio,quella vocina,quel sorriso e tutti si stravolge, si sconquassa.
Come per incanto le priorità diventano altre e se prima sapevi che l’impegno civico lo si manifestava con un serio e severo impegno politico oggi tutto perde di sostanza.
Ti accorgi che stai sacrificando la tua vita per un ideale che sembra utopico. Stai giocando la tua vita come in una partita di poker, dove c’è chi è più bravo di te, chi sa bleffare o semplicemente chi ha più fiches da buttare sul tavolo. Ti senti spaesato, debole, fragile ed estremamente vulnerabile.
Hai in mente gli occhi di quel bimbo che, senza nemmeno saper parlare, ti si aggrappa alle spalle perché ha capito che tu puoi proteggerlo, puoi coccolarlo o semplicemente puoi farlo ridere.
Come per magia davanti agli occhi si focalizza la tua vita……ti accorgi che la vita che stai vivendo non te la senti più tua, che ti ha tradito quella tua dannata certezza….Forse lasci, forse lasci tutto alle spalle e ti proponi di riappropriarti della tua vita, del tuo desiderio di vita. Manca poco a Natale, tutto porterà consiglio ma forse, l’aver visto quegli occhi blu di un biondino di 6 mesi ti hanno fatto capire che….nulla è più straordinario di una vita vissuta e io la voglio vivere “con” e “per” la mia famiglia!!!!

giovedì 25 settembre 2008

IDEE PER CAMBIARE IL MONDO, GOOGLE OFFRE PREMIO DA 10 MLN

NEW YORK - Un premio da 10 milioni di dollari alle migliori idee che cambieranno il mondo: è il regalo che Google si fa per i suoi 10 anni. Il primo motore di ricerca al mondo dividerà i 10 milioni fra alle cinque migliori idee che porteranno - spiega Google -"a risultati formidabili tramite una tecnologie intelligente che nel lungo termine avrà un impatto enorme". Le migliori idee saranno finanziate e i promotori beneficeranno di un "karma positivo e proveranno la soddisfazione di sapere che le loro idee potranno veramente aiutare il mondo". Le idee andranno presentate entro il 20 ottobre: una prima selezione delle 100 migliori idee sarà comunicata il 27 gennaio 2009. Poi gli utilizzatori di Google selezioneranno le 20 finaliste, fra le quali il consiglio di amministrazione della società sceglierà le cinque migliori. "Noi non riteniamo di avere le risposte, ma crediamo che queste risposte stiano là da qualche parte", spiega Google nella pagina web dedicata al progetto, che rientra nel pacchetto di quelle allestite per festeggiare i dieci anni di vita.

Io un idea ce l'avrei.........perchè ogni volta che metto i cereali nella tazza,quando prendo la seconda manciata, immancabilmente, ne rovescio una dozzina sul tavolo??? un "collettore" scatola cereali - tazza...ehm..che idea del cazzoooo!!!!! ma forse qualcuno ci ha già pensato!!!



mercoledì 24 settembre 2008

Questo post è per te TONY

Prima di leggere consiglio di accendere la musica!!!!


La vita è proprio strana………qualcosa di imprevedibile.
FACEBOOKKKKK???? Il primo pensiero ti fa esclamare…..”la solita minchiata della rete”.
I primi dubbi vengono spazzati via dai primi nomi che leggi quando ti arriva la notifica di “richiesta di amicizia”.
E i pensieri si arrovellano sull’utilità o meno di rivedere nuovi amici, di ricontattare persone distanti, di volere a tutti i costi ricordare un passato che forse non ha più senso che sia PRESENTE.
Ogni sera quando ti ricolleghi al pc speri in un messaggino imprevisto, in una faccina nota che ti appaia e che ti dica…”TI RICORDI DI ME??? SONO QUELLO CHE…..”.
E il passato sempre più diventa presente, diventa o meglio, ridiventa parte della tua vita e tu sempre a chiederti se tutto ciò sia utile o meno…….fin quando…..ti riappare un messaggino di un amico che oramai credevi perso, scappato, svanito.
Una breve mail, un cellulare che squilla, una sera come tante di un passato lontano riproposta in un presente enormemente eccitante ed ecco che succede una cosa imprevista……
Un amico ritrovato, grazie face book e soprattutto grazie Tony per avermi fatto riscoprire quanto sia bello rivivere emozioni del PASSATO che sempre più saranno presente!!!...e il viaggio continua

mercoledì 27 agosto 2008

Obama tieni duro

Una frangia di neo nazisti americani stava complottando un attentato contro il prossimo candidato democratico alle presidenziali americane di novembre.
Un brivido lungo la schiena, un lungo, inesorabile, lento brivido che ci ha fatto tornare alla mente quanto può essere spietato ed egoista l’essere umano.

Chi non è rimasto folgorato da questo afro americano, chi non ha pronunciato almeno una volta il mitico slang “yes we can”, chi non ha visto in questa persona la possibilità di una nuova America “che forse non c’è più.”
Il mondo ci sta sempre di più facendo paura. Insicurezza, ritorsioni, minacce…..uno spiraglio di luce può essere la tua America caro Barack.

Obama noi siamo con te, tieni duro e se un giorno ti capiterà di passare di qui…….sarai ospite sulla nostra 500 color panna!!!



venerdì 1 agosto 2008

BANKSY – “Un Genio”





Ogni commento è superfluo……a voi qualsiasi giudizio.

http://www.banksy.co.uk/




martedì 29 luglio 2008

IL PREZZO DEL GREGGIO

Sui giornali e i supplementivan polemiche insistentisul perché sale il barilead un prezzo inversimìle.
Si sostiene che pel greggiola tendenza è verso il peggio,che d’offerta c’è carenza,ma dell’olio non fai senza, e che in India e pure in Cinala domanda è repentina,per cui il prezzo è triplicatoe a 200 è destinato.
Ma l’infausta quotazioneanche ha nom speculazione:dice l’OPEC, ché l’offertaè bastante e non scoperta e che finanze oscure,con i fondi e coi future,pure al rame e ai cerealifan mancar fondamentali.
Il Giavazzi sul Corrieree Krugman col suo parere,mostran alquanta di pauraper la mondo-congiuntura.
Lo si è detto anche al G8ed il Giulio ce ne ha edottoche la nostra situazioneè da gran cogitazione.
Il consumo è giù in frenata,l’ICI venne detassata,il salario va innalzato,ed il debito abbassato, poi si tagli la pressione:ma con quale dotazione?Che farà il consumatorequando va al distributore?
Tra i capelli pon le mani,...non c’è più neppur Bersani!

Maurizio Maggini 10.07.2008 www.lavoce.info

29 luglio 2008 CINA - IL REGIME TIENE LONTANI I TURISTI: «STANNO ROVINANDO L'OCCASIONE DELLE OLIMPIADI»

Ma la repressione continua
«Monaci arrestati e picchiati»


Conventi sotto assedio, ovunque agenti in borghese
“Mario come facciamo a dimenticare quanto è accaduto? ma soprattutto è giusto dimenticare? No, Noi non dimentichiamo.”



Ritportiamo l’articolo dell’inviato del Corriere della Sera.
LHASA — «Shhhh. Non posso parlare. Please don't talk here. Too much police», sussurra in un inglese titubante il monaco incontrato lungo il dedalo di corridoi scuri e perlinati in legno affrescato nell'antico monastero di Sera. In effetti il luogo pullula di poliziotti e agenti in borghese allarmati dall'arrivo della delegazione di giornalisti invitata in Tibet grazie alla cooperazione tra governo di Pechino e Fondazione Italia-Cina. Ti seguono meticolosi e lanciano occhiate di fuoco a chiunque si avvicini non autorizzato. L'unico modo per cercare di comunicare con i tibetani è lasciarli giocare a rimpiattino con gli agenti. «Ecco, questo è il mio indirizzo email», dice uno che non sembra ancora ventenne passando repentino un bigliettino stropicciato. «La prego, non faccia mai il mio nome, perché tanti di noi vengono presi, e non si sa più nulla di loro. Ci arrestano, ci picchiano, se ci prendono di notte possiamo essere anche fucilati sul posto. Ho paura», spiega rapido.
La sera, davanti al computer, i messaggi al mondo dal Tibet sotto il tallone della repressione preventiva cinese in vista delle Olimpiadi di Pechino raccontano un universo assolutamente differente da quello spiegato dai portavoce ufficiali. «Nelle ultime settimane sono arrivati migliaia di nuovi poliziotti di rinforzo. Talvolta in una sola strada abbiamo contato oltre venti camionette militari. I nostri movimenti sono impediti al massimo, specie dal tramonto all'alba, chi esce dai monasteri senza permesso viene certamente arrestato. Ma i peggiori sono gli agenti in borghese. Stazionano dovunque e sono i più cattivi», si legge nell'email del 14 luglio. In quella di tre giorni prima viene specificato che i morti durante gli incidenti del 14 marzo sono stati «almeno 180» e i tibetani in carcere, molti di loro monaci, «restano centinaia». Con un particolare curioso: «In genere per la strada quelli in piedi sono i poliziotti regolari.
Ma gli uomini seduti sono gli agenti in borghese che danno gli ordini». E qualche nota di vita quotidiana: «Negli ultimi tempi i poliziotti si sono insediati in modo permanente nei monasteri. Così la situazione è un poco migliorata per i monaci di Sera, Jokhang e nel tempio di Ramosh, dove almeno ci si può muovere, anche se le lezioni per gli studenti sono state rinviate a dopo le Olimpiadi. Però quello di Drepung è totalmente isolato». Vedere per credere. Basta un quarto d'ora di taxi dal centro di Lhasa per raggiungere il villaggio ai piedi del ripido anfiteatro montagnoso che fa da corona a Drepung. Qui a marzo si trovava uno dei centri dirigenti più attivi della rivolta. E per diverse settimane era stato totalmente isolato dall'esercito.
Ma ora i cinesi si sentono molto più tranquilli. Non si vedono posti di blocco sulle strade. Invece la situazione cambia completamente una volta nel villaggio: ogni via di accesso ai palazzi bianchi del monastero antichi oltre 6 secoli che puntellano i fianchi della montagna è stata sistematicamente transennata, i militari hanno steso una fitta rete di fili spinati tutto attorno, oltre a garitte, ombrelloni colorati per le sentinelle dei turni sotto il sole, tende dotate di riflettori per la notte. «Oltre non si può andare. È coprifuoco da 4 mesi», dice rassegnato un gruppo di anziani contadini, che ogni giorno si reca a pregare nei pressi di un gigantesco masso di granito a circa 500 metri in linea d'aria dal monastero silenzioso. Si prostrano verso quelle mura antiche, sventolano gli scialli votivi nel vento lasciando che le loro preghiere salgano al cielo, un po' come qualche fedele fa ancora nel centro di Lhasa a venerare le vestigia diventate museo del palazzo di Potala, abbandonato dal Dalai Lama e il suo seguito sin dal lontano 1959. «Secondo le nostre informazioni, dei circa 1.000 monaci che stavano a Drepung, 500 furono arrestati subito, 300 liberati in seguito, gli altri mancano tutt'ora all'appello», sostiene un monaco che farfuglia veloce qualche parola in inglese, ripete la sua «fedeltà assoluta» al Dalai Lama, e pure, dopo una manciata di secondi, se ne fugge in una delle case protette da alte mura di pietra nella parte bassa del villaggio. «Peccato!», vien da pensare guardando da lontano, evitando di attirare l'attenzione dei militari, questo paesaggio da favola che proprio in questi giorni avrebbe potuto essere letteralmente invaso dai turisti è invece rimasto vuoto.
«I cinesi sono talmente ossessionati dal problema Tibet e dall'incubo sicurezza, che stanno rovinandosi la grande occasione offerta dalle Olimpiadi», osservano tra i circoli diplomatici europei a Pechino. Gli alberghi si erano preparati al tutto esaurito, ma ancora questa settimana erano fermi al 30 per cento delle presenze. Ristoranti di lusso semivuoti, taxisti con le mani in mano. Un Paese oggettivamente in piena crescita economica. Infrastrutture da grido. Senza scomodare gli impressionati successi della recente ricostruzione di Pechino, vien naturale osservare che aeroporti minori come quelli di Zhongdian, Xining, Kunming, Chengdu e il mitico Shangri-La, alle porte della regione autonoma del Tibet, sono molto più efficienti e funzionali di quelli di tante metropoli europee. La ferrovia che dal 2006 collega il Paese con Lhasa — e negli ultimi 2.300 chilometri viaggia in 26 ore su di un plateau compreso tra i 4.000 e 5.200 metri d'altezza — procede con una puntualità impressionante. Il nostro convoglio di 14 vagoni (i passeggeri erano quasi tutti cinesi Han) è arrivato nella capitale tibetana con 4 minuti d'anticipo.Eppure è come se la società civile cinese sia andata più veloce di quella degli apparati dello Stato. «A cosa serve sventolare al mondo la Cina delle Olimpiadi, se poi ambasciate e consolati all'estero concedono i visti con il contagocce?», protestano gli operatori turistici stranieri. Il Museo d'arte contemporanea di Pechino espone opere di critica al regime e al nuovo «consumismo capitalista di Stato», come se la repressione seguita alle rivolte di piazza Tienanmen nel 1989 non fosse mai esistita. Ma il Tibet testimonia una realtà molto più triste. «Quella maledetta ferrovia serve solo ai cinesi per venirci a colonizzare. Loro sono facilitati dagli incentivi offerti dal governo centrale e ci rubano il lavoro», sostiene Tayang, una 23enne impiegata in un negozio di tappeti e artigianato tibetani nel centro di Lhasa. E aggiunge bellicosa, mostrando poco lontano le tre saracinesche ancora danneggiate dello «Top Peak Artwork Center», un negozio di proprietà cinese vandalizzato il 14 marzo: «Se va avanti così, ci sarà presto un'altra ribellione. È inevitabile, vogliamo il nostro Stato indipendente guidato dal Dalai Lama».

lunedì 28 luglio 2008

Emozioni, situazioni, circostanze e coincidenze.

Può capitare tutto questo nella vita di ciascuno di noi; certe emozioni generano dei cataclismi, certe situazioni degli intrecci, alcune circostanze delle scalogne o venture immani….ma alcune coincidenze sono straordinariamente ESALTANTI.
E così può capitare che durante la festa della laurea della mia dolce fidanzata ritrovo al tavolo amici con cui ho condiviso tutta la mia vita, (fin dai tempi delle elementari ben 25anni fa), oppure che allo stesso tavolo si trovino i neo sposini con il ragioniere di vecchia scuola DC, oppure il leghista FIRMO con il post comunista PARI.
Insomma ciascuno non saprà mai se è stata “solo la fatalità o una questione di numeri di probabilità, che può decidere chi sarai lingue e dialetti che parlerai accenti ed inflessioni che avrai luoghi e profumi che chiamerai "casa mia..."

Questo post è dedicato a voi, COINCIDENZE straordinarie della mia vita!!!

venerdì 25 luglio 2008

Coraggio OBAMA!!!

Tappa storica del candidato democratico alle prossime presidenziali americane.
A Berlino come prima di lui fecero Ronald Reagan e FJK.
Oggi Obama ha un compito più arduo; restituire credibilità ad una nazione che sotto la guida repubblicana di Bush ha perso credibilità.
Pace, rifiuto della guerra come esportatrice di democrazia, tutela dell’ambiente e soprattutto l’impegno a sconfiggere la povertà e la fame nel mondo.
Coraggio Barack regalaci “un America che forse non c’è più.”

Ripartiamo da qui.

Forse la stanchezza, la poca voglia di ritornare a sognare o semplicemente la drammaticità dell’attualità che stiamo vivendo ci ha impedito in questi mesi di essere attivi sul nostro blog.
In questo periodo di pausa ci è sembrato di vivere in un contesto del tutto surreale.
Guerre, omicidi tremendi, attentati, ragazze che vengono ammazzate solo perché rifiutano di fare l’amore, ministri che decidono di "catalogare" i bambini rom, insomma….un mondo impazzito.
Qualcuno cantava “chissà se il mio posto è qui” e giorno dopo giorno ciascuno di noi percorre quel tragitto, quell’infinita via che si chiama vita.
Oggi le nostre vite sono cambiate.......profondamente cambiate.
Mario è un uomo sposato, la mia ragazza si è laureata in medicina e quindi si avvicina anche per me il grande passo, i rispettivi lavori proseguono a gonfie vele e gli amici sono sempre di più.

Ripartiamo da qui….”e sperare poi in quello che capita e ringraziamo il cielo che voi siete capitati a noi”.

lunedì 17 dicembre 2007

amori liquidi o.. in liquidazione ?

Sirenetti in rotta - Gli errori e i rancori di un amore liquido
Lasciamo perdere i dettagli personali sui due sirenetti in rotta. Non formalizziamoci sui luoghi del loro amore, piscine su piscine, fino allo showdown ai campionati europei in vasca corta. L'ultimo disastro dell'affaire Marin- Manaudou, finora troppo tonici e bionici perché noi normali ci potessimo identificare, va ricordato quando si rischia (sempre noi normali) di finire nei guai. È un caso attuale da manuale. Di amore liquido, perché si è svolto quasi sempre in acqua ma pure nella definizione del sociologo Zygmunt Bauman: di relazioni che diventano «connessioni » legate agli impulsi e alle circostanze — nel caso, in milioni di casi, un'attività in comune, nuoto o lavoro — e che possono essere intense ma spesso velocemente e improvvisamente disconnesse, per poi rituffarsi (uno volente uno nolente, magari) nella liquidità socioaffettiva di oggidì. La situazione è fluida, comunque sia andata (gli italiani danno una versione opposta) ma non è facile. Per cui. 1) Luca Marin è stato mollato. Capita. Gli amici gli avranno detto «stai su, sei un gran figo, chiusa una vasca si apre una piscina olimpionica» e altre frasi di circostanza. Ma lui, è umano, soffre. Rilascia dichiarazioni acide sui facili costumi di Laure Manaudou, che peraltro era venuta a stare in Italia ad allenarsi con lui: «Ha fatto così con tutti i suoi ex e farà così in futuro. Solo che stavolta ha scelto uno più brutto». Errore doppio. In questi casi si sta zitti, si gira a testa alta, si sorride, si lascia che siano gli altri a notare l'aspetto del rivale. Sennò tutti pensano che il mollato stia, come si dice a Roma, rosicando. 2) Marin è nervoso perché incontra Manaudou nelle gare. È la drammatizzazione sportivo-glamorous di quel che succede ai soliti milioni di persone a cui finisce una storia in ufficio. Ma invece di vendicarsi in modo bieco e virile (mostrandosi indifferente, facendo il ganzo con nuotatrici detestate da Manaudou, parlando bene di lei infilando qua e là innocenti e micidiali battute, tutta roba che funziona) e quindi maturo, fa una cafonata. La affronta subito prima di una batteria e fa una scena chiedendole indietro l'anello di fidanzamento, pare, e dicendole, pare, varie cattiverie. Altro errore. Per riavere l'anello basta un amico cortese che intavoli una trattativa privata con la fedifraga. Se poi è lei a lamentarsi, visto il suo ruolo nel pasticcio, lui non fa una figura da gentiluomo però lei viene fuori come un'avida mangiauomini, il che non fa curriculum. 3) Nicolas Manaudou, fratello della campionessa, a quel punto ha denunciato Marin per molestie sportive. Così Marin fa la figura del lasciato che non ci vuole stare, e pure dello stalker. Errorissimo, ovvio. E non ci vengano più a dire che le follie tipo Fatal Attraction le fanno solo le donne. Gli uomini posson fare di peggio, e questo potrebbe diventare il soggetto di un thriller sull'amore liquido, pure troppo (Marin-Glenn Close avrebbe potuto bollirle il costume riducendolo a misura Barbie prima della finale, allora, al limite).
Maria Laura Rodotà17 dicembre 2007

giovedì 13 dicembre 2007

Cerchiamo Storie in cui vincano gli Umili

Abbiamo scelto come colonna sonora del nostro blog “Torno Subito” di Max Pezzali.
C’è un passaggio che dice “cerco storie in cui vincano gli umili”, noi le abbiamo trovate e quindi ve le regaliamo per questo bel Natale!!!



Il primo è Luigino Boffini, da una vita al fianco dei poveri della città di Pavia.

Il secondo invece, un ragazzo musulmano che salva ragazzi ebrei a New York e diventa l'eroe di Natale.
Con un'unica particolarità: il ragazzo musulmano, che non avendo assicurazione non si è neppure potuto far medicare al Pronto Soccorso, è costretto a ben due lavori per mantenersi all'università.
Insomma, viva le storie dove vincono gli umili!!!!!

lunedì 3 dicembre 2007

I numeri del consumo di suolo

La relazione al recente convegno sul “paesaggio italiano aggredito”, tenuto a Roma il 25 ottobre 2007, ricca di dati interessanti. Autore: Vittorio Emiliani

Grazie a
EddyBurg da cui riprendo l'articolo.L’Italia sta vivendo una contraddizione stridente. Una delle tante, e però questa colpisce ad un tempo l’integrità già così intaccata del paesaggio italiano e la qualità già mediocre della condizione abitativa dei redditi più bassi.Registriamo infatti ad un tempo un consumo di suolo libero (e quindi di paesaggio) letteralmente dissennato e una vera e propria emergenza alloggi per i ceti medi, mediobassi e bassi. Segno evidente che la frenetica attività edilizia che si è andata dispiegando negli ultimi anni riguarda costruzioni destinate quasi unicamente al mercato, per lo più alla speculazione, sovente nelle zone turistiche costiere e montane, con una risalita, ora, dal mare verso l’interno, cioè verso zone di grande pregio e bellezza come ad esempio, le valli toscane, marchigiane e umbre. Basta guardare la cartina – tratta da un Annuario dell’ISTAT – la quale fissa la situazione dell’Italia a pochi anni or sono. In essa vedete come il colore marrone scuro identifichi le zone più edificate e il colore verde quelle più libere o libere dal cemento: ebbene fra Venezia e Milano il verde è già sparito e domina il marrone. Ma è solo un esempio fra i tanti possibili.Le cifre che riporto in allegato sul consumo di suolo libero in Italia sono infatti le più drammatiche che il Belpaese abbia mai allineato in materia di aggressione al paesaggio e alla straordinaria bellezza italiana. Sono le più drammatiche di tutta Europa, senza confronto. Riguardano l’ultimo quindicennio lungo il quale il ritmo di cementificazione e di asfaltatura dei suoli ancora liberi da infrastrutture e da costruzioni ha marciato al ritmo di oltre 244.000 ettari l’anno. Come non mai. In quindici anni abbiamo così consumato altri 3 milioni 663 mila ettari, cioè una regione grande più del Lazio e dell’Abruzzo messi assieme. Dal 195o una regione più grande dell’intera Italia Settentrionale. Con i ritmi più recenti si può prevedere che in capo a pochi decenni, intere regioni – comprese la Toscana e il Lazio – saranno in pratica un deserto di asfalto&cemento. Ciò non avverrà in questi termini e però l’erosione di un patrimonio immenso e irriproducibile (se non a costi enormi) è sin da ora garantita. Un’autentica pazzia. Che peserà inesorabilmente sui nostri figli, nipoti e pronipoti. In termini di imbruttimento, di involgarimento, di peggioramento dell’ambiente della vita, individuale e collettiva, di dissipazione di un patrimonio nazionale per secoli ammirato, la più formidabile, fra l’altro, attrattiva turistico-culturale da noi posseduta.Non per caso siamo al primo posto, con la Spagna nella produzione e nel consumo di cemento, quindi con un’altra pesantissima ricaduta paesaggistica causata da cave legali e abusive per ogni dove. Nel Veneto si salvano a stento i Colli Euganei, protetti da un Parco regionale, ma altrove è un massacro, con cifre da primato. Dopo Spagna e Italia viene la Germania ma a grande distanza. Per non parlare della Francia.
Questo consumo di paesaggio – a base di cemento, asfalto e cave – non ha riscontri in Europa tranne, ripeto, che in Spagna (dove la “febbre” edilizia si sta raffreddando con pesanti contraccolpi sull’economia in generale).Esso infatti è reso impossibile da leggi illuminate nel Regno Unito (addirittura dagli anni ’30), in Germania o in Francia. E’ uscito in proposito nel luglio 2006 dall’editore Alinea un eccellente libro a cura di Maria Cristina Gibelli e di Edoardo Salzano “NO SPRAWL” che, in vari saggi, dà conto della situazione europea e nordamericana e della nostra arretratezza sul piano del dibattito e quindi delle misure da adottare.Possiamo dire che, a livello nazionale, soltanto nel programma dell’Unione c’è un accenno ad una legislazione che consenta di combattere, assieme allo sprawl, cioè al disordine urbano, il dissennato consumo di suolo.
Nel citato volume Maria Cristina Gibelli espone i dati di una ricerca statunitense svolta fra Contee sprawl e no sprawl da un eminente specialista, Richard Burchell, in base alla quale una “crescita controllata” fa risparmiare un 25 per cento dei suoli (senza che l’attività edilizia ne risenta), 12,6 miliardi di dollari di risorse e allacciamenti idrici, fognature,ecc.(con la Villettopoli italiana tali l’acqua viene invece dissipata), un 11,8 per cento nelle infrastrutture stradali, un 7 per cento nei costi dei servizi locali e un 6 per cento nei costi di sviluppo immobiliare.In Germania, come testimonia nello stesso libro, Georg Josef Frisch, “la necessità di invertire la tendenza di sottrazione di suolo al territorio aperto e rurale è stata riconosciuta per la prima volta dal governo tedesco nel 1985 nell’ambito dei principi di tutela del suolo”, ma nel 1998 l’allora ministro per l’Ambiente, Angela Merkel, oggi Cancelliere, ha posto l’obiettivo di una riduzione quantitativa dell’occupazione di suolo libero a fini urbani fissando la soglia a 30 ettari al giorno, cioè ad un quarto dei consumi in atto. Obiettivo ripreso dal successivo governo rossoverde. E in Germania il consumo di suolo, si badi bene, viaggiava allora al ritmo di 120 ettari al giorno, cioè di 43-44.000 ettari all’anno, un sesto appena dei nostri consumi più recenti.Certo, il modello inglese di risparmio del suolo è il più antico e collaudato essendo il Regno Unito, del resto, il Paese nel quale è stata più forte e precoce la diffusione urbana. Ma l’allarme per l’erosione dei suoli liberi e/o agricoli venne fatto suonare oltre Manica già negli anni ’30 del ‘900 e si concretizzò nel 1946 col New Towns Act e l’anno seguente col Town and Countries Planning Act. Restrizione della crescita fisica potenziata– nota sempre Frisch – dalla individuazione delle “green belts”, cioè delle cinture verdi. Per cui dalla punta di 25.000 ettari consumati in dodici mesi negli anni ‘30 (un’inezia paragonata alle nostre cifre) Inghilterra e Galles sono scesi ad appena 8.000 ettari annui nel decennio 1985-96. Meno della metà di quanto da noi consuma in un anno la sola Toscana, tanto amata, e abitata, dagli inglesi.In una intervista che comparirà sul numero in distribuzione del trimestrale d’arte e cultura il “Terzo Occhio”, da me diretto, e redatta da Violante Pallavicino, sir Richard Rogers, celebre architetto, con origini italiane, gran consulente di Tony Blair, fa rimarcare: “Ci tengo a dire che a Londra abbiamo avuto un incremento di popolazione di 1 milione di persone in 10 anni e non abbiamo toccato un solo metro quadrato di green field, la campagna intorno alla città. Abbiamo costruito su brown field, le ex aree industriali. Dal 2001 è legge nazionale: il 70 per cento di ciò che si decide di costruire, laddove esiste, deve essere su brown field, e a Londra il sindaco Livingstone sta arrivando al 100 per cento”.
Un sogno per noi italiani proiettati in tutt’altra direzione. Sciaguratamente. La classifica delle nostre regioni in cui questa devastazione ha corso più dissennatamente lascia trasecolati. Al primo posto infatti c’è la Liguria per la quale, già negli ’60, Giorgio Bocca coniò le espressioni “Lambrate sul Tigullio” e “rapallizzazione”.Ebbene, nel quindicennio 1990-2005, la già disastrosamente cementificata Liguria è riuscita nell’impresa di “mangiarsi” quasi la metà delle superfici ancora libere. Seguita dalla Calabria che l’edilizia aveva già massacrato, specie lungo le coste, e che ha fatto fuori un quarto abbondante del territorio ancora libero. Si badi bene: le statistiche ufficiali non possono tener conto di quanto, in Calabria e nel Sud, si è divorato il cemento abusivo…Lo stesso in Campania, dove temo che si sia perduto ben più del 15,5 per cento (140mila ettari comunque) dei suoli liberi. Una ricerca pubblicata nel già citato volume “NO SPRAWL” (Antonio De Gennaro e Francesco P.Innamorato) parla di un aumento della superficie urbanizzata in quella regione pari al 321 per cento contro il 21,6 per cento di incremento della popolazione nel periodo 1960-98. In Sicilia ci si è “mangiati” oltre un quinto di territorio non ancora occupato, per cui l’isola risulta quarta in questa nera classifica, preceduta dall’Emilia-Romagna dove negli ultimi anni le gru sono fitte come una foresta, anche in zone collinari pregiate (come Bertinoro). Questa era stata una delle poche regioni a varare il piano paesaggistico voluto dalla illuminata legge Galasso del 1985. Cos’è successo da allora ad oggi? Quale mutazione genetica? Non scherzano nemmeno la Sardegna (nella quale l’attuale giunta Soru sta correndo, caso raro, ai ripari), il Lazio dove l’Agro Romano appare sempre sotto tiro, il Piemonte, la deregolata Lombardia, Abruzzo e Molise, la stessa Toscana.Ovunque vengono erosi terreni agricoli importanti, spesso i più fertili in pianura e nella prima collina per cui in tutta Italia le aree a coltivo o a prato o a bosco non costruite appaiono come terreni in attesa di reddito edilizio e non altro. La campagna diventa così periferia urbana.Fra i censimenti agricoli del 1990 e del 2000 la superficie totale, cioè libera da costruzioni e infrastrutture, è diminuita di 3,1 milioni di ettari nell’ambito dei quali 1,8 milioni erano SAU, cioè superfici agricole utilizzate. Questa situazione di grande allarme viene puntualmente confermata dalle statistiche – peraltro ferme al 2003 purtroppo – sui permessi di costruzione, quindi sull’edilizia legale, i quali per le sole residenze ammontano in quell’annata a più di 800.000 stanze, contro le 695.000 di due anni avanti. Il trend dell’industria delle costruzioni è risultato in continua ascesa nell’ultimo periodo: dal 2001 ad oggi il suo indice destagionalizzato è balzato da 106,37 a quasi 129 con un incremento superiore al 21 per cento. Ed è stato tale da influire sul PIL in misura decisiva. Senza questo “boom” diffuso di gru edilizie per ogni dove, non ci sarebbe stata infatti alcuna crescita del Prodotto Interno Lordo o, nel 2003 e nel 2005, il segno sarebbe stato addirittura negativo.E’ cresciuto enormemente il volume degli investimenti nell’edilizia residenziale (da 58 ad oltre 71 miliardi di euro nel periodo 1999-2005) e lo stock di seconde e terze case è arrivato a rappresentare 1/5 di tutte le abitazioni esistenti: quasi 6 milioni su di un totale di 28,7 milioni di abitazioni.
Fenomeno incoraggiato dal favore col quale i Comuni hanno guardato a questa “febbre” edilizia. Favore causato dai pingui introiti che, almeno provvisoriamente (alla lunga si vedrà), le nuove costruzioni residenziali e non hanno loro consentito e che una sciagurata Finanziaria del 2001 (fissiamo bene questa data) ha loro permesso di impiegare come spesa corrente e non più soltanto come spesa per investimenti. Come prima era previsto, saggiamente dalla legge Bucalossi, e come si dovrebbe tornare a fare. Ma come per ora non si fa.Gioco pericolosissimo soprattutto in quelle regioni, come la Toscana, dove i Comuni sono stati sub-delegati alla tutela del paesaggio, loro che – soprattutto col taglio di risorse prima aflluenti dal centro – hanno tutto l’interesse ad usare l’acceleratore per le nuove costruzioni e a lasciare inutilizzato il freno della tutela del paesaggio.Un conflitto schiacciante di interessi nel quale finisce in mezzo, stritolato, il bene comune del paesaggio.Tutto ciò avviene con una popolazione italiana che cresce pochissimo e che reclama, semmai (giovani coppie, immigrati, ecc.), alloggi economici.Ecco insorgere la nuova emergenzacasa. Gli 11 milioni di italiani che vivono in case d’affitto – e i molti altri che vorrebbero viverci - sono infatti vittime di una politica che ha praticamente abbandonato da anni a se stessi i ceti più deboli senza più investire nell’edilizia sociale, economica o comunque convenzionata (soltanto ora il governo Prodi vara un piano-casa da 550 milioni di euro, ma per il solito acquisto affannoso di alloggi nuovi già costruiti da destinare, in primo luogo, alle migliaia di famiglie sfrattate).Siamo lontani, ancora una volta, dall’Europa più civile e avanzata. Se avrete la pazienza di scorrere l’allegato statistico, vedrete come l’Italia sia ad uno degli ultimi posti come disponibilità di alloggi in locazione: terz’ultima col 19 per cento sul totale contro il 31 per cento del Regno Unito, il 38 della Francia, il 39 di Austria e Svezia, il 45 dell’Olanda e addirittura il 55 per cento della Germania. Discorso del tutto simile per gli alloggi sociali che da noi rappresentano appena il 4 per cento dello stock di alloggi contro il 18 della Francia, il 21 di Svezia e Regno Unito e il 35 dell’Olanda.E anche sul complesso delle locazioni, ovviamente, la nostra quota di alloggi sociali è fra le più modeste. Del resto, i promotori delle nuove iniziative immobiliari sono oggi soprattutto le imprese stesse, seguite dai privati singoli, con le cooperative la cui presenza risulta però dimezzata rispetto a qualche anno addietro, mentre l’intervento pubblico precipitato nel 2004 ad un vergognoso 1 per cento.Sembrano remoti gli anni ’70, quelli della “casa vertenza di massa” e della legge sulla casa, per l’appunto. Parallelamente galoppano gli sfratti. Governo e Comuni tamponano le ferite sociali coi “bonus” (che vanno in tasca ai proprietari di case).L’indebitamento bancario degli italiani e degli immigrati è salito a passi da gigante per l’acquisto forzoso di alloggi: dai 41 miliardi di euro del ’97 agli 80 miliardi del 2000 per balzare a 160 miliardi di euro nel 2004. Con molte sofferenze nel versamento delle rate (circa il 20 per cento) e non poche ripercussioni per la crisi ora in atto. Non come in Spagna e però con scricchiolii preoccupanti.Una massa enorme di risparmi convogliata forzosamente sull’edilizia di mercato o speculativa per mancanza di valide alternative praticabili nel settore degli affitti e dell’edilizia economica e popolare. Un risparmio che in altri Paesi più avanzati e moderni è stato canalizzato verso impieghi ben più producenti: per l’economia in generale e per i risparmiatori. Qui costretti per una vita a pagare la casa di proprietà. Coi contraccolpi che sappiamo sul paesaggio, anche su quello più conservato.Come rimediare? Anzitutto prendendo coscienza di questa folle corsa all’autodistruzione del Belpaese, e poi varando leggi severe per il consumo di suolo, agevolando grandemente il restauro e il recupero dell’edilizia già esistente, redigendo, e soprattutto applicando, piani paesaggistici dettagliati e prescrittivi (altro che i piani di indirizzo della Regione Toscana), togliendo ai Comuni la delega alla tutela del paesaggio accordata loro, improvvidamente, da alcune Regioni (che si vantano così di essere molto “democratiche”), cancellando la possibilità, per gli stessi Comuni, di usare gli introiti da concessione edilizia, da spese di urbanizzazione, ecc. per finanziare la loro spesa corrente, tornando cioè alla legge Bucalossi la quale ne consentiva l’impiego soltanto per investimenti.Diversamente, coi ritmi e coi meccanismi perversi attuali, nel giro di mezzo secolo, avremo coperto tutta l’Italia di cemento e di asfalto. Bella prospettiva davvero, per tutti. E anche un bell’affare per quanti vivono di turismo culturale e ambientale, di agriturismo, di prodotti agricoli tipici “spinti” indubitabilmente sui mercati esteri anche dai bei paesaggi in cui sono collocati.
Un bell’affare per milioni di persone, per tutti. Tranne che per gli speculatori immobiliari Una corsa dissennata che la semplice conoscenza della letteratura “no sprawl” ormai divulgata anche da noi, al di qua di Chiasso (ricordate la famosa gita di Arbasino a Chiasso per sprovincializzarsi un po’?), dovrebbe portare a ridurre puntando sul recupero e sul riuso abitativo corretto dei centri storici a volte semivuoti o riempiti di residenze precarie e speculative, di locali e localetti, sull’utilizzo attento delle ex aree industriali dismesse o comunque del già costruito, e così via.E’ vero che siamo ormai “un Paese spaesato” – come noi del Comitato per la Bellezza chiamammo l’Italia nel Libro Bianco del 2001 pubblicato col Touring Club Italiano, quando ancora era seriamente impegnato su questi temi – ma c’è un limite anche allo spaesamento e all’autodistruzione. C’è un limite alla follia e alla speculazione, alla cancellazione della storia.
SUPERFICIE TOTALE LIBERA (in ettari)1990 2005 Var. in ettari Var. in perc.
ITALIA 21.466.040 17.803.010 - 3.663.030 - 17,06
Piemonte 1.679.630 1.370.760 - 308.870 - 18,39
Valle d’Aosta 164.880 149.350 - 15.350 - 9,31
Liguria 249.000 135.570 - 113.430 - 45,55
Lombardia 1.508.601 1.233.580 - 275.021 - 18,23
Prov. Bolzano 564.160 548.030 - 16.130 - 2,86
Prov. Trento 440.600 452.250 11.650 2,64
Veneto 1.248.070 1.094.350 - 153.720 - 12,32
Friuli-V.Giulia 441.630 377.960 - 63.670 - 14,42
Emilia-Romagna 1.676.320 1.306.010 - 370.310 - 22,09
Toscana 1.690.320 1.424.670 - 265.650 - 15,71
Umbria 661.150 593.710 - 67.440 - 10,20
Marche 773.620 682.500 - 91.120 - 11,78
Lazio 1.193.220 967.280 - 225.940 - 18,93
Abruzzo 783.290 644.520 - 138.770 - 17,72
Molise 333.620 275.040 - 58.580 - 17,56
Campania 929.890 789.890 - 140.000 - 15,05
Puglia 1.570.320 1.312.620 - 257.700 - 16,41
Basilicata 794.960 755.070 - 38.890 - 4,89
Calabria 1.031.700 762.140 - 269.560 - 26,13
Sicilia 1.798.070 1.402.720 - 395.350 - 22,00
Sardegna 1.935.240 1.525.010 - 410.230 - 21,20
Fonte, Istituto Centrale di Statistica

SEMPRE MENO CAMPI COLTIVATI FRA 1990 E 2000Dal censimento agrario del 1990 a quello del 2000la superficie libera da costruzioni e infrastrutturesi è ridotta di 3,1 milioni di ettaridei quali 1,8 milioni di ettari di superficie agrariaPERMESSI DI COSTRUZIONE IN

FABBRICATI RESIDENZIALI NELL’ANNO 2003Regioni Abitazioni Stanze AccessoriPiemonte 14.204 (5) 52.036 41.391Valle d’Aosta 447 1.463 1.290Lombardia 47.699 (1) 160.969 143.226Trentino-Alto Adige 5.043 17.892 17.921Veneto 32.374 (2) 106.907 108.840Friuli-Venezia Giulia 7.125 25.468 23.691Liguria 2.163 7.524 5.949Emilia-Romagna 26.981 (3) 87.171 76.920Toscana 12.181 (6) 43.936 36.462Umbria 3.181 12.068 9.580Marche 7.915 (10) 28.194 22.543Lazio 15.193 (4) 48.188 39.325Abruzzo 6.662 25.347 21.360Molise 1.224 4.753 3.800Campania 8.750 (9) 35.648 26.212Puglia 11.863 (7) 46.583 37.709Basilicata 1.316 5.693 4.021Calabria 6.077 24.620 19.934Sicilia 11.217 (8) 45.931 36.302Sardegna 7.911 (10) 28.442 22.816TOTALE ITALIA2003229.526 808.823 699.292Nord 136.036 459.430 419.228Centro 38.470 132.386 107.910Mezzogiorno 55.020 217.007 172.154TOTALE ITALIA2001189.025 695.388 602.706TOTALE ITALIA2002209.228 755.873 648.829Fonte: Annuario ISTAT 2006

SUOLI LIBERI CONSUMATI FRA 1990 E 2005(in percentuale sulla superficie regionale)Liguria 45,55Calabria 26,13Emilia-R 22,09Sicilia 22,00Sardegna 21,20Lazio 18,93Piemonte 18,39Lombardia 18,23Abruzzo 17,72Molise 17,56ITALIA 17,06Puglia 16,41Toscana 15,71Campania 15,05Friuli-V.G. 14,42Veneto 12,32Marche 11,78Umbria 10,20V. d’Aosta 9,31Basilicata 4,89Prov.Bolzano 2,86Prov.Trento - -ITALIA 1950-2005Da 30.000.000 a 17.803.010 ettari ( - 12.196.000 ettari*, - 40,65 per cento)* L’intera Italia del Nord misura 11.991.000 ettari.Consumo medio/annuo: 221.745 ettariITALIA 1950-1990da 30.000.000 A 21.446.040 ettari ( - 8.533.960 ettari)Consumo medio/anno: 213.349 ettariITALIA 1990-2005da 21.466.040 a 17.803.010 ettari ( - 3.663.030 ettari)Consumo medio/anno: 244.202 ettari
LA MAPPA DELLE RESIDENZE IN ITALIAItaliani che abitano in un alloggio di proprietà:42,7 milioni (72,9 per cento del totale)Italiani che vivono in un alloggio in affitto:10,7 milioni (18,3 per cento)Italiani che abitano in un alloggio ad altro titolo (usufrutto, comodato, ecc.):5,2 milioni (8,8 per cento)Fonte: elaborazione Assoedilizia su dati Istat e Catasto (Sole 24 Ore, 3.9.2007).PRIME E SECONDE CASE IN ITALIATotale abitazioni in Italia : 28.700Abitazioni a disposizione come prima casa: 22.900Abitazioni a disposizione come seconde o terze case turistiche: 5.800 ( 20,2 percento dell’intero patrimonio abitativo)INVESTIMENTI NELL’EDILIZIA RESIDENZIALE IN ITALIA1999: 58 miliardi di euro2005: oltre 71 miliardi di euroIncremento: + 23 per centoQUANTITA’ E VALORE DEL PATRIMONIO EDILIZIO IN ITALIAValore del patrimonio residenziale : 3.522 miliardi di euroValore del mercato delle compravendite 2004 : 137,2miliardi di euroFonte: analisi e valutazioni ANCI-CRESME 2005
POPOLAZIONE, ABITAZIONI E STANZE ESISTENTI IN ITALIAAnni Popolazione Abitazioni Stanze1951 47.516.000residenti11.000.000 36.300.0001991 56.778.000 “ 25.000.000 105.000.0002005 58.500.000 “ 28.300.000 130.000.000Var. % 1951-2005 + 23,1 + 157,3 + 247NB: allo stock delle abitazioni e delle stanze legali occorre aggiungere la quotadecisamente elevata, soprattutto nell’area fra Roma e il Sud, di abitazioni e stanzedel tutto abusive. I dati sono ricavati dagli Annuari dell’ISTAT.Da rilevare che fra il 1991 e il 2005 la popolazione italiana è cresciuta soltanto di1.722.000 abitanti (+ 3 per cento), mentre il numero delle abitazioni è salito del 13,2per cento e quello delle stanze (senza contare l’abusivismo non sanato) del 23,8 percento(+25milioni/stanze).CANONE MEDIO DI AFFITTO NELLE CITTA’ ITALIANE( in euro all’anno per 80 mq.)Firenze 11.952Milano 11.760Roma 11.040Bologna 10.584Bari 6.024Fonte: Indagine campionaria sindacati inquilini Sunia, Sicet, Uilat, settembre 2007ABITAZIONI COSTRUITE IN ITALIA CON SOVVENZIONI PUBBLICHE1984 : 36.0001988 : 22.0001993 : 6.0002001 : 5.8002004 : 1.800Fonte: elaborazioni CRESME su dati ISTATPROMOTORI DI NUOVE INIZIATIVE IMMOBILIARI(in percentuale in Italia)1984 2004Privati 45 42Imprese 32 50Cooperative 15 7Pubblico 8 1Fonte: elaborazione CRESME su dati ISTATINDEBITAMENTO DEGLI ITALIANI PER ACQUISTO DI ALLOGGI(in milioni di euro)Marzo 1997 : 41.000 Settembre 2000 : 80.000 Ottobre 2004 : 160.000INDICI DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE ED EDILIZIA2001 2002 2003 2004 2005 var.% 2001/2005Indice produzione industriale - 0,9 1,7 0,5 - 0,5 - 0,9 - 4,5Indice produzione edilizia 5,5 5,1 1,9 2,6 1,4 17,4PIL al netto di costruzioni Media 2001-05e consumi finali Pubbl.Amm. 2,4 0,6 - 0,2 0,5 - 0,5 0,6Fonte: Arnaldo Sciamarelli su Eguaglianza&Libertà 17 nov. 2006INDICI DELLA PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONI*2002 : 111,22003 : 114,42004 ; 116,82005 : 117,52006 : 122,3 I trim: 112,1 II trim. 130,6 III trim. 112,7 IV trim. 133,92007: I trim. 123,4 II trim. 135,8*Dati corretti per giorni lavorativi. Fonte ISTAT 2007INDICI DESTAGIONALIZZATI PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONIMedia 2001 : 106,37Media 2002 : 111,97Media 2003 : 114,65Media 2004 : 117,35Media 2005 : 118,20Media 2006 : 122,92Media 2007 : 128,9 (I e II Trimestre, stime provvisorie)Variazione % 2001-2007: + 21,18Fonte ISTAT, Indice trimestrale produzione nelle costruzioni, 6 settembre 2007RAFFRONTI STATISTICI INTERNAZIONALIAbitazioni in affitto al 2003(in percentuale)Spagna 11Irlanda 18Italia 19Grecia 20Regno Unito e Belgio 31Francia 38Austria e Svezia 39Olanda 45Germania 55Fonte: elaborazione CRESMEIncidenze percentuali delle abitazioni sociali al 2005Sulle locazioni Sul patrimonio abitativoSpagna 12 1Italia 21 4Germania 13 7Irlanda 45 8Austria 35 14Francia 46 18Regno Unito 68 21Svezia 45 21Olanda 77 35Fonte: elaborazione CRESMEPREZZI DI ACQUISTO DEGLI APPARTAMENTI IN ZONE CENTRALI(in euro al mq.)Min. Max.New York 10.000 16.500Londra 10.500 16.000Parigi 8.200 11.000Zurigo 5.600 9.250Monaco 5.800 8.500Roma 6.100 8.400Milano 5.300 7.200Ginevra 4.500 7.050Francoforte 4.400 5.750Vienna 4.000 7.000Stoccolma 3.600 5.550Madrid 3.800 5.200Berlino 3.500 4.350Amsterdam 2.600 3.850Bruxelles 2.550 2.900Helsinki 1.800 2.500Copenhagen 1.700 2.450Fonte: elaborazione de “Il Sole 24 Ore”, ottobre 2007PRODUZIONE DI CEMENTO IN EUROPA 2004(in milioni di tonnellate)Spagna 46,60Italia 46,05 (di cui 47,8 % al Nord)Scandinavia 35,77Germania 33,40Francia 21,54Regno Unito 12,01Benelux 11,03Austria 4,03Altri UE 10,16Turchia 41,26Fonte: Associazione Europea del Cemento

giovedì 8 novembre 2007

Berlusconi - che faccia tosta

Guardate cosa diceva Enzo Biagi subito dopo l'editto bulgaro di Berlusconi...ma se qualcuno se lo è dimenticato vi allego il link del video dell'"Editto Bulgaro" berlusconiano.
oppure ricordate

Caro Berlusconi la decenza l'hai persa da un pò. Pensi proprio che gli italiani siano un popolo di idioti da continuare a prendere in giro, come hai fatto in questi giorni, dicendo...."non c'è mai stato un editto bulgaro"?? lo pensi davvero??Bene, noi abbiamo deciso di lasciarti in mutande.........

martedì 6 novembre 2007

ADDIO ENZO BIAGI

MILANO - Enzo Biagi è morto poco dopo le otto alla clinica Capitanio di Milano, dove era ricoverato da una decina di giorni. Al momento del decesso del popolare giornalista e scrittore c'erano al capezzale le due figlie Bice e Carla, e i generi. Enzo Biagi, testimone del secolo come pochi altri, se ne e' andato. Come una foglia d'autunno - per usare una delle ultime immagini che il popolare giornalista e scrittore era ancora riuscito a dare di se stesso - si è staccato dall'albero della vita, spazzato dal vento forte di una malattia inesorabile. Biagi è morto alla clinica Capitanio, a 87 anni, attorniato dai suoi familiari, che lo hanno assistito in questi ultimi, drammatici dieci giorni.
Per lui inizierà un altro viaggio, per noi un altra amara sosta in questo lungo percorso della vita!

mercoledì 31 ottobre 2007

Forse il buon Stefano Benni aveva ragione...

Ho letto del progetto di una coppia di architetti spagnoli, impegnati nella ricerca di finanziamenti per la costruzione della Torre Bionica, forse la si farà a Shangai, alta 10 Pirelloni impilati uno sull’altro, 4 Torri Eiffel, 3 Taipei 101.
Una costruzione di 1228 metri, 300 piani, 100mila potenziali cittadini.In questa “Torre di Babele” i condomini avranno poca possibilità di incontrarsi nei 386 ascensori disponibili, dicono i progettisti.
Parallelamente noto degli innumerevoli supermercati di cui si sta dotando Pavia, in questo deserto dei sentimenti e della socialità.
Ora, mi chiedo, ma che cavolo di modello sociale abbiamo in mente e vogliamo promuovere??
In queste cattedrali dell’illusione (come venivano definiti i supermercati da Frei Betto), dove tutto sembra a portata di mano e a disposizione di tutti, dove i rapporti umani vengono sintetizzati in un carrello sghembo spinto con fatica o nel silenzio devastante di un ascensore che si sposta, che idea passa di condivisione e di socialità, gravi pecche del mondo moderno sempre più individualista e cinico?
Dov’è è finito il rapporto umano con il commerciante che sapeva consigliare la nonna e nel mentre regalava una caramella al nipotino?
In questi giorni mi sposto in bus, causa pioggia, e ho notato, tra le varie peripezie di un traffico sempre più “aggressivo” e ingombrante, la voglia e il desiderio delle persone di stringere rapporti personali, di conoscersi e perché no, di farsi partecipi delle disavventure altrui.
Chi ha un parente malato, chi preoccupato della sorte lavorativa dei figli, chi stressato dal lavoro, ma tutti legati da un denominatore comune: la necessità di fare comunità.
Questa è la società, questa è vita!
Mi diranno che servono posti di lavoro, mi diranno che l’ICI introitato serve perché con le tasse si pagano i servizi, mi diranno che sono un utopico sognatore, ma permettetemi, non mi arrenderò mai ad un idea di città individualista, fredda, e come diceva il buon Stefano Benni :” Ma ha trovato il coraggio di alzare la matita come una spada, di amare il proprio respiro, di camminare a occhi aperti, conscio, almeno stavolta, di aver imparato qualcosa.” Sì….viva le gente!

venerdì 26 ottobre 2007

PRIMO 'BEST OF' PER LIGABUE DELUSO DALLA POLITICA

Alle domande sulla politica esce fuori un Liga che racconta delle "speranze deluse" di quando era consigliere comunale per il Pci a Correggio (Reggio Emilia) dove vive tuttora fra la nebbia e gli affetti, e quello di oggi che denuncia "la mancanza di etica". "Viviamo in un Paese pieno di bellezza e che contestiamo sempre ma appena siamo a Lugano lo rimpiangiamo subito e ne siamo orgogliosi - spiega - però i problemi non vengono mai risolti e c'é una classe politica che è arroccata su se se stessa. Attenzione io non sono per l'antipolitica, né ho i toni e l'invettiva di un Grillo. Non invidio chi fa politica e ci crede perché ci vuole pazienza e capacità di mediazione, quelle cose che io non ho avuto quando ho messo piede in Consiglio comunale per parlare di musica e mi sono dimesso dopo tre sedute". "Soprattutto mi colpisce che i politici parlino sempre di tasse e di Finanziaria e mai di etica - sottolinea - se non in campagna elettorale".
Pazienza e capacità che noi tutti cercheremo di adoperare per costruire un grande soggetto riformista e plurale.

IL DOCUMENTO FILMATO SU UN SITO WEB ISRAELIANO A 12 ANNI DALL'ASSASSINIO

TEL AVIV - Dodici anni dopo l'assassinio, la memoria di Yitzhak Rabin è ancora viva e molto forte in Israele. Il premier assassinato nel novembre del 1995 dopo un raduno pacifista a Tel Aviv, viene celebrato come l'uomo del dialogo e di un futuro possibile dopo gli accordi di Oslo, cancellato da tre colpi di pistola, sparati non dal «nemico» ma da un militante ultra ortodosso.
Oggi, forse, saremmo quì a parlare di un mondo diverso, ma il viaggio della vita prevede anche questo, soste improvvise, inaspettate, dolorose......

giovedì 11 ottobre 2007

Io, meridionale, non sono d'accordo


E il mitico Augusto intervenne sul dialetto usato nei luoghi istiuzionali.

Caro Augusto questo post lo dedichiamo a te.